Se pensiamo alla Valle d’Aosta subito ci appaiono nella mente alte vette, piste da sci e lunghi percorsi di trekking. Vero, la Vallée è sicuramente ricca di tutto questo, ma conserva anche un grande patrimonio storico e culturale.
Una delle principali attrazioni culturali sono proprio i suoi numerosissimi castelli della Valle d’Aosta.
Molti castelli valdostani sono chiusi al pubblico, di altri sono rimasti solo dei ruderi, alcuni sono visitabili solamente in alcune occasioni, ma alcuni sono aperti al pubblico e visitabili con visite guidate.

Anche se si sceglierà di visitare solo alcuni castelli della Val d’Aosta, molti li vedrete anche lungo la strada che percorre tutta la vallata, e rendono l’atmosfera di questa regione ancora più incantata.

 

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Ed io, che non sono una fan sfegatata della neve e solo di rado mi avventuro in camminate leggere in montagna, ho scelto questa regione per trascorrere il weekend pasquale, ritrovandomi così catapultata in un viaggio tra i castelli della Valle d’Aosta, attraverso la storia, dagli antichi romani, passando dal Medioevo al Rinascimento con la famiglia degli Challant, fino ad arrivare all’ultimo periodo monarchico dell’Italia sotto il regno dei Savoia.
Un viaggio che mi ha sorpreso positivamente, nonchè il primo #Traveldreams2016 realizzato!!

Perdetevi nella storia dei castelli della Valle d’Aosta, immergetevi nella sua cultura e concedetevi un weekend culturale.

La nostra fuga in Valle d’Aosta è durata tre giorni, ci siamo spostati in macchina ed abbiamo soggiornato a Donnas grazie ad un cofanetto Emozione3. Abbiamo scelto di soggiornare nella bassa Valle in modo da essere vicini anche alla Valle di Gressoney e attraversare i graziosi paesini valdostani più volte.

In macchina si arriva velocemente ovunque, le due distanze massime son state le due residenze Savoia, a Gressoney e a Sarre, circa un’ora ciascuna dalla nostra base.
Ci siamo spostati in macchina, ed abbiamo notato che il costo dell’autostrada è molto elevato, il mio consiglio è quello di muovervi sulla Strada Statale 26 della Valle d’Aosta, già da Ivrea. Il tempo di percorrenza non si allunga di molto e vi darà la possibilità di addentrarvi a scoprire i graziosi centri abitati valdostani che più vi attraggono.

Castelli della Valle d’Aosta, l’itinerario

Giorno 1
  • Ponte romano di Pont St. Martin
  • Castel Savoia a Gressoney – Saint – Jean
  • Forte di Bard e borgo medioevale
Giorno 2
  • Castello di Issogne
  • Castello di Verrès
  • Castello di Fénis
  • Castello Reale di Sarre
  • Ponte acquedotto romano di Pont d’Ael
Giorno 3
L’accesso ai castelli della Val d’Aosta è consentito solo in gruppo e con visite guidate, già incluse nel prezzo del biglietto, variabile da 3€ a 5€ e verrete prenotati per il primo turno disponibile.
Mediamente tutte le visite durano 45/50 minuti e partono ogni ora o ogni mezz’ora a seconda dei castelli.
Gli orari di apertura variano in base al periodo, quelli indicati si riferiscono a Marzo 2016, per altri periodi consultate il sito ufficiale del turismo della Valle d’Aosta
Se siete intenzionati a visitare più castelli, è sicuramente conveniente l’abbonamento, valido un intero anno per un ingresso per ciascuno dei castelli convenzionati. Costa 18€ e lo potete acquistare presso le biglietterie del primo castello che visiterete. I castelli inclusi sono:
 – Castello Sarriod de La Tour (che non ho visitato) 09.00 – 19.00 visite ogni ora
 – Castello Reale di Sarre  09.00 – 19.00 visite ogni ora
 – Castello di Issogne        09.00 – 19.00 visite ogni ora
 – Castel Savoia                09.00 – 19.00 visite ogni ora
 – Castello di Fénis            09.00 – 19.00 visite ogni 30 minuti
 – Castello di Verrès          09.00 – 19.00 visite ogni ora
Per quanto riguarda il Forte di Bard invece, l’accesso è gratuito, si paga solo la visita alle mostre ed ai musei interni, è una tappa molto interessante, che presto vi racconterò nel dettaglio.

Tutti i castelli hanno dei parcheggi gratuiti nelle vicinanze, ben segnalati. Al forte di Bard invece il parcheggio è a pagamento, oppure ne trovate anche uno gratuito poco distante, collegato all’ingresso principale del forte da un servizio navetta gratuito o da una breve passeggiata che corre lungo il lato posteriore del complesso.

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Le epoche storiche della Valle d’Aosta attraverso i suoi castelli.

Visitando la Valle d’Aosta si fa un vero e proprio viaggio nel tempo, si attraversano periodi storici differenti, ed ogni luogo è maggiormente legato ad un epoca, sebbene tutto sia comunque collegato.

Epoca Romana

Sebbene la zona fosse già abitata dai Salassi, prima dell’epoca romana, è a questo periodo a cui si deve moltissimo dell’attuale Aosta, visitabile in una giornata, con moltissimi resti visibili e ben conservati e molti altri che ancora aspettano di essere completamente portati alla luce.
Ma le tracce romane si trovano anche in altri luoghi della Valle, a partire dal suo punto d’ingresso Pont – Saint – Martin, con il suo ponte romano perfettamente conservato, nonostante durante la Seconda Guerra Mondiale un bombardamento distrusse il centro abitato.
La leggenda narra  che San Martino, di passaggio sulla via Francigena in pellegrinaggio, fece un patto con il diavolo. Questi si impegnò a costruire in una notte un ponte, in cambio dell’anima del primo essere vivente che ci sarebbe passato. Il giorno dopo, San Martino liberò sul ponte un cagnolino, che venne ucciso brutalmente. In compenso, il diavolo lasciò in pace gli abitanti.

Oltre Aosta, salendo verso Cogne si incontra invece il ponte acquedotto di Pont d’Ael, un impressionante opera di oltre duemila anni costruita da un imprenditore padovano che ambiva ad ottenere il controllo sulle cave di marmo bardiglio della Valle. Non si tratta quindi di un’opera pubblica, ma ad uso privato, industriale probabilmente legata appunto ai lavori di estrazione del marmo. La parte superiore, quella dove scorreva l’acqua è accessibile gratuitamente, mentre per poter camminare all’interno, lungo il passaggio coperto che dava a quest’opera la funzione anche di ponte pedonale, è necessario acquistare un ticket di 3€ (orari di apertura 09.00-19.00).

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Pont Saint Martin

 

Tardo Medioevo

Questo è il periodo della famiglia Challant, i signori che amministravano la Valle per conto dei Savoia.

E’ in questo periodo storico che si colloca lo sviluppo dei castelli di Fénis, Verrès e Issogne. Sebbene tutti i castelli sorgano su rovine romane, è con gli Challant che assumono il loro aspetto attuale e si identificano come veri e propri castelli.

Castello di Fénis

Il castello di Fénis appare probabilmente come “il castello più castello”, con le torri ed i merletti tipici. Non si tratta di un castello dalla funzione prettamente difensiva, ma più di rappresentanza ed anche gli Challant risiedevano qui.
L’immagine sicuramente più suggestiva dell’interno del castello di Fénis è lo splendido cortile interno, completamente affrescato.
Purtroppo gli arredi interni del castello sono andati perduti in seguito alla fine degli Challant e nel ‘800 venne addirittura usato come fattoria.
Nel periodo fascista si volle creare un Museo del Mobile all’interno del castello ed è per questo motivo che gli arredi che trovate all’interno appartengono a diverse epoche storiche.
Nel castello di Fénis ci sono evidenti segni della scaramanzia che regnava in quei tempi, come delle “facce” su camini e mura del castello, che si dice proteggevano chi stava all’interno, incutendo timore ai malintenzionati che si accingevano ad entrare.
O ancora, come i chiavistelli delle porte dalla forma fallica, auspicio di prosperità e buona fortuna.

 

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Castello di Verrès

Il castello di Verrès invece si presenta subito come un fortino inespugnabile. Un cubo sulla cima di un picco roccioso, a strapiombo su un torrente, in una posizione di controllo doppio sia sulla Valle che sull’imbocco della Val d’Ayas.

E’ Ibleto di Challant che trasforma i resti romani preesistenti  in questa fortezza, il cui unico modo per occuparla sarebbe stato un assedio in un agosto particolarmente asciutto, ma che comunque non è mai stata attaccata.
Una fortezza ben difesa non solo all’esterno, ma anche all’interno, con feritoie e saracinesca interna, piani sfalsati che rendevano più difficoltosi i movimenti e scale removibili per proteggersi nel caso il nemico fosse riuscito ad entrare.
Per accedere alle stanze nobili c’era un solo ingresso, per meglio isolarle dal freddo. Le stanze erano dotate di camini, finestre e gabinetti, ma si tratta comunque di ambienti ridotti e la convivenza ristretta non era certo adatta ad una famiglia di Signori. Gli Challant infatti risiedettero qua solamente mentre veniva ultimato il castello di Issogne, una vera e propria residenza signorile.

In questo castello si svolge anche il ballo, durante il Carnevale Storico di Verrès, ispirato alla storia di Caterina di Challant.

 

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Castello di Issogne

Il castello di Issogne, al contrario di Verrès, è un castello prettamente residenziale. Il grande mecenate Giorgio di Challant rese questo luogo una residenza molto sofisticata, ricca di stanze affrescate, soffitti a cassettoni, pitture alle pareti e mobili ricercati.

Questo è il castello degli Challant con gli interni migliori, grazie all’opera di restauro svolta da Vittorio Avondo che evitò gravi danni alle pitture dovuti all’incuria e riacquistò i mobili provenienti dal castello al mercato dell’antiquariato. Commissionò inoltre ad alcuni esperti artigiani di ricostruire i mobili secondo le tecniche dell’epoca, perciò noi oggi possiamo vedere gli interni così come presumibilmente si presentavano all’epoca.
Molti sono gli elementi di rilievo presenti in questo castello, a partire dalla fontana del melograno in ferro battuto, probabilmente un regalo di buon auspicio donato a seguito di un matrimonio o di una nascita.
Le volte del portico sono ricche di affreschi ben conservati che raffigurano scene di vita quotidiana che accolgono l’ospite sin dal portone d’ingresso, per metterlo subito a suo agio.
Sempre nel cortile di trova una sorta di “registro matrimoniale” con gli stemmi delle varie casate unite in matrimonio, a destra la sposa e a sinistra lo sposo.

Diverse le stanze visitabili, come la sala da pranzo, le camere da letto e la Cappella. Una vera e propria particolarità di questo castello è la presenza di graffiti. Sì, avete capito bene, diverse sono le iscrizioni incise sulle pareti dagli ospiti del castello. Iscrizioni in italiano, francese, latino, spagnolo; frasi di buon augurio, di ringraziamento o pensieri sui fatti storici dell’epoca, davvero una rarità!

 

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Se guardate bene, vedrete i graffiti, ad esempio sul cappello blu!

 

 

L’ultima Monarchia 

Arriviamo così in tempi più recenti, con le residenze dei Savoia, nell’ultimo periodo del Regno d’Italia, prima che il 2 Giugno 1946 attraverso un referendum l’Italia scelse di diventare una Repubblica. I Reali di Casa Savoia scelgono questa terra come luogo di piacere, dove trascorrere le proprie vacanze e coltivare le proprie passioni.

Castel Savoia

Castel Savoia a Gressoney-Saint-Jean viene fatto costruire per la Regina Margherita, che amava trascorrere a Gressoney le sue estati, in compagnia del’amico Barone Beck Peccoz.
Appassionata  di alpinismo, nel 1893 salì anche alla Punta Gnifetti, pernottando all’osservatorio costruito in suo onore. All’interno del castello è conservata la slitta a tre posti che la trasportò in quell’occasione.
Gli interni sono ben conservati, con diverso mobilio originale. Noterete certo termosifoni e prese di corrente, sì sono originali del 1904, la Regina disponeva di elettricità. E aveva anche una porta scorrevole, che vedrete al primo piano!
Attenzione ai dettagli, come nella sala da pranzo, dove il cibo arrivava dal tunnel collegato alle cucine esterne al castello (l’attuale biglietteria) per non riempire l’aria di fumo o di odori; o come la tappezzeria non incollata, ma appesa alle pareti, in modo da evitare l’umidità…
Splendidi soffitti a cassettoni, un imponente scalinata realizzata ad incastro senza l’uso di chiodi e una bellissima veranda che guarda al massiccio del Monte Rosa, rendono magico questo luogo, che io ho visto circondato dalla neve durante una splendida giornata di sole. Sembra davvero uscito dalle favole!!

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Castello di Sarre

Anche il Castello Reale di Sarre sembra uscito da un mondo di fantasia, sebbene per un aspetto un po’ particolare: la Galleria ed il Salone dei Trofei.
La passione per la caccia allo stambecco di Vittorio Emanuele II trasformò questo castello preesistente nel “campo base” per le battute di caccia del re, tradizione poi continuata anche da Umberto I, mentre la principessa Maria Josè lo uso come base per l’alpinismo.
Gli interni sono in buona parte originali e la disposizione è stata eseguita seguendo gli archivi storici.
Le stanze più affascinante del castello sono indubbiamente la Galleria dei Trofei, interamente decorata con le corna degli stambecchi cacciati dal re, e la Sala dei Trofei, anch’essa decorata con i trofei di caccia reali, per un totale di 1806 crani di camoscio.
La zona del Gran Paradiso era in pratica una grande riserva di caccia del re, e sulle montagne si trovano ancora molti dei rifugi da lui utilizzati. Non era una necessità di procacciare la carne degli animali, ma una mera esaltazione del proprio potere e queste stanze ne sono la dimostrazione. L’interesse del re era catturare la preda per ottenere il suo trofeo, le corna, il corpo dell’animale veniva invece dato ai cacciatori che lo accompagnavano, insieme al compenso.

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Sicuramente il poter visitare i castelli con una guida è una grande opportunità che permette di apprendere la storia del castello e conoscere alcune curiosità.
Mi auguro di avervi incuriosito, di avervi invogliato a partire alla scoperta dei castelli valdostani, per un viaggio ricco di cultura circondato da una splendida cornice naturale, graziose perle circondate dalle vette più alte d’Europa…..

Ringrazio Stella per il supporto, la disponibilità ed il permesso di scattare fotografie all’interno dei castelli; fotografie realizzate dal mio ragazzo Roberto, un aiuto davvero indispensabile e che questa volta si merita un grazie pure lui!