Ci sono posti nel mondo dove dopo pochi attimi ci sentiamo a casa, dove ci sentiamo a nostro agio, che riusciamo a capire al 100%  che ci entrano nel cuore in un battibaleno e dove pensiamo che sì, sarebbe bello vivere lì.
Ce ne sono altri che invece sentiamo scomodi, dove qualcosa non ci torna, dove nonostante ci sia tanto intorno a noi, siamo felici di essere lì solamente di passaggio.
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Ecco, il mio primo approccio con la Campania è stato strano.
Ho visto posti unici al mondo, come gli Scavi di Pompei ed Ercolano, sono salita sul vulcano che ha creato la loro storia, ho visto i giardini immensi della Reggia di Caserta e poi sono stata a Napoli.
Napoli è una città preceduta dalla sua fama, quella che ci viene raccontata in televisione, quella di città irrispettosa delle regole, sporca, pericolosa.

Prima di partire mi sono informata, ho letto guide di viaggio e articoli di blog, ho chiesto consigli agli altri viaggiatori. E una delle cose che più mi capitava di leggere era quanto fosse bella Napoli e quanto gli stereotipi sulla città non fossero veri.
Leggevo dell’allegria dei Napoletani e di come questo essere un po’ fuori dagli schemi fosse parte della città, trasformando tutto in una gioia positiva che accoglie il viaggiatore.
E ci ho provato a vederla così.
A liberare la mia mente e cogliere il lato goliardico di questa città.

Ma non ce l’ho fatta.

Il mio amore per l’efficienza, per l’ordine, per il rispetto degli altri, per l’educazione, per il rispetto delle regole, hanno avuto il sopravvento.
Non sono riuscita a trovare il lato divertente dell’infrangere le regole in maniera assolutamente naturale e sistematica, della mancanza di disponibilità degli addetti a dare informazioni in maniera educata, dell’assoluta noncuranza del prossimo, praticamente ignorando in pieno le regole del bravo turista.
Mi dispiace ma non fa per me.

Ho trovato una città con due facce: quella turistica, che sì, avrà pure i suddetti difetti, ma che forse è vero, in parte ne creano l’atmosfera (che può appunto piacere o non piacere), fatta di punti di interesse, passeggiate diurne e fino al tramonto, vie principali e turisti.
E una fatta di vicoli fatiscenti, pieni di carcasse di televisori, veicoli, spazzatura, anche in viuzze nascoste del Centro Storico. Strade che al calar della sera cambiano aspetto, quando le camionette dei militari se ne vanno e lasciano spazio ai venditori di tarocchi e i marciapiedi vengono occupati da uomini e ragazzi seduti a bere birra e senza altro apparente motivo.

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Io ci ho provato a partire a cuor leggero e a prendere la città così com’è, a coglierne il lato divertente, a capire le difficoltà ed il background storico e sociale della città.
Ma la mentalità bresciana, stacanovista e inquadrata, con la quale sono cresciuta ha avuto il sopravvento, generando in me un senso di quasi insofferenza e voglia di scappare.
Ma la duplicità è una costante di questo mondo e anche Napoli ha un secondo volto.
Un volto estremamente bello e forte, fatto di passione e volontà di cambiare le cose.
Napoli ha una città dentro (o meglio sotto) la città. Cunicoli, gallerie, cimiteri. Ma non è solo il sottosuolo in sé ad essere interessantissimo.
Sono le persone. Le persone che hanno voluto ridare vita a questa città.
Persone che si sono rimboccate le maniche e sono scese lì sotto a ripulire.
Volontari che credono nella loro città, che vogliono cambiare le cose e stanno facendo qualcosa di concreto.
I volontari della Laes, speleologi che hanno voluto riportare alla luce le antiche cisterne dell’acqua, utilizzate durante la Seconda Guerra Mondiale come rifugio per i Napoletani.
Le bravissime guide della Galleria Borbonica che vi raccontano con una passione travolgente la storia di questo tunnel e dei ricoveri qui adibiti, in un viaggio attraverso la storia parallela della città.
I ragazzi della Fondazione San Gennaro che, attraverso una cooperativa che punta a riqualificare il Rione Sanità e dare lavoro ai giovani del Quartiere, gestiscono le Catacombe.
Esempi di forza, dedizione ed amore. Di gente che crede in un futuro diverso e che si rimbocca le maniche per ottenerlo.
Io è questa la Napoli che mi porterò nel cuore.

Perchè più di tutto, più delle architetture, più delle vie cittadine, più della gastronomia, più delle stazioni metropolitane dell’arte, sono le persone che hanno la forza di combattere quelle che mi voglio ricordare.

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Questi miei pensieri non vogliono essere una critica e non voglio offendere nessuno, ma credo che un travel blogger abbia il dovere di essere coerente con se stesso e non per forza descrivere sempre tutto come una splendida favola incantata. Questo vuole essere anche un invito a partire voi stessi, per scoprire una città e farvi voi stessi un’opinione personale, che non deve essere né la mia né quella di qualcun altro.

Ritengo che i giudizi altrui vadano letti sì, per “prepararci” e “farci un’idea di massima”, ma in alcun modo possono e devono sostituirsi ai nostri giudizi personali derivati dalla nostra esperienza personale e diretta.