28 Giugno 2017.

Mi risveglio nel mio letto da adolescente, nella mia vecchia cameretta, nella casa dei miei genitori. Gli ultimi giorni in Italia li ho passati lì, per immagazzinare la mia famiglia il più possibile. Le valigie sono tutte piene fino al limite di peso consentito e tutta la mia casa è sistemata negli scatoloni nel magazzino dei miei genitori. Ruga la tartaruga si sta già ambientando al suo nuovo giardino, più grande e soleggiato.

L’ultimo abbraccio prima di partire e gli occhi che diventano lucidi. Non sono lacrime di tristezza e nemmeno di paura, solo di emozione.

Sull’aereo l’adrenalina e la carica si mescolano ad una sensazione strana, non definibile. Un mix di paura, malinconia, insicurezza. La corazza si sta scheggiando forse? O è solo questo che si prova quando non si ha un piano preciso? La scuola inizierà solo tra 10 giorni, nel frattempo si devono prendere le chiavi di casa, sperare che vada bene, capire come funziona per i documenti, fare il numero di telefono, il conto bancario e la registrazione all’anagrafe. E capire come e dove fare la spesa. Ah, già! Calcolare quanto ci si mette ad andare a scuola, disfare i bagagli, NON CAPIRE UN ACCIDENTE DI QUELLO CHE TI VIENE DETTO. Come cavolo si fa?

Ma aspetta, questo era il mio sogno, volevo andare a vivere in Giappone no? E lo sto facendo. Perchè avere paura? Tante persone hanno scelto di espatriare, alcune per capriccio, altre per scelta, altre, come me, perchè volevano di più. Tutte loro ce l’hanno fatta, ad iniziare per lo meno, e molte di loro rifarebbero la stessa scelta mille altre volte. Anche loro avranno avuto paura, han dovuto allontanarsi da amici, parenti, abitudini. Perchè io, che sono una persona forte, sicura e tenace, che fa del “Io, speriamo che me la cavi” il suo motto, dovrei non farcela?
E così tre giorni dopo, inizia la mia conquista del Giappone.

28 Giugno 2018.

Com’è che è già passato un anno? Eppure, ho fatto solo una piccolissima parte di quello che avevo immaginato. Era ieri che svuotavo casa in Italia e ripulivo tutto per benino, impacchettando le cose non necessarie e pressando in valigia le cose fondamentali.

Cos’è cambiato in questo anno? Com’è vivere in Giappone? Cosa mi aspetta nel futuro? Mi pento della scelta?

Partiamo dall’ultima domanda. No.
Non stavo male in Italia, ma qui mi sento a casa, sto bene e ci vorrei restare. Non mi pesa nulla della vita in Giappone, nemmeno la casa minuscola che non si può certo considerare una casa vera. Ma mi va bene, è abbastanza per quello che la uso qui. Certo, non sarà la mia casa per sempre, questo è poco ma sicuro, ma al momento non è una cosa importante per me.
Per tutte le altre domande, riassumo per punti un po’ quello che erano i miei punti di domanda prima di partite e quelli che mi avete chiesto voi durante questo anno e cerco di rispondere dandovi la mia opinione basata sulla MIA PERSONALE ESPERIENZA (il che significa che altre persone potrebbero avere avuto esperienze e percezioni diverse).

 

Gli affetti

Non sono mai stata una “colla”, sto bene anche per conto mio e gli impegni quotidiani non mi lasciano molto tempo per un’eventuale sensazione di solitudine. E poi grazie ad internet posso sentire in ogni momento gli amici e la famiglia. Tra gli impegni quotidiani ed il tempo che voglio dedicare a me, ai miei interessi ed al riposo, nemmeno in Italia ero un animale da vita sociale. Anche se adoro chiacchierare e conoscere persone nuove. Ma lasciatemi il mio spazio, grazie.

Inoltre ho praticamente incontrato più persone qui che in Italia quasi!! In tantissimi avete visitato il Giappone ed è stato un piacere incontrarvi! Vivere a Tokyo mi ha permesso di incontrare finalmente di persona blogger che stimo e che non avevo mai avuto modo di incontrare di persona in Italia, come Francesca e Serena (e relativi consorti eh!) o come Patrick, anche se lui era davvero più probabile incontrarlo durante uno dei suoi viaggi qui in Giappone che in Italia quasi!

Ho rivisto Claudia, anche lei un habitué del Giappone che mi ha portato scorte di prelibatezze italiane e presto rivedrò la mia carissima ranocchia Frida, aka Nicoletta, che è anche stata una delle ultime persone che ho salutato prima di partire <3
Ho riabbracciato Mariachiara dopo averla conosciuta nella sua “vita precedente” e l’ho seguita nel suo splendido viaggio in Giappone attraverso Instagram, social che usa in maniera egregia e che è per me fonte di ispirazione quotidiana.

Ho rivisto Elisa, che non vedevo da quasi 10 anni ed è stato bello tornare a chiacchierare come ai tempi del Liceo.
E passare del tempo con Siria e Daniele, vedendoli innamorarsi ogni giorno di più del Giappone e non solo di quell’aspetto che li attirava di più (a ciascuno il suo), ma di tutti i mille aspetti del Giappone. E spero tanto di riabbracciarli di nuovo qui, con la scusa dei Mondiali di Rugby del 2019…che seguiremo eh, ma è anche un po’ la scusa per tornare ovviamente!

E poi Valeria e la sua energia e voglia di viaggiare esplorando, Giulia e Monica e le loro pazze avventure alla giornata, Simona, Matilde ed Antonio e la loro simpatia contagiosa.
Ma anche Isabella e suo nipote e Raffaella e sua figlia, che ho accompagnato in alcune delle zone di Tokyo che preferisco.
E poi Francesca, Cassandra e Marica, che spero di ritornino qui presto presto.

E beh, non me ne vogliano gli altri, ma la visita migliore è stata quella di mamma e papà, che insieme ai loro amici li ho accompagnati alla scoperta del Giappone più classico, e che mi hanno regalato due settimane bellissime, nonostante i sempre presenti mille impegni.

 

Il tempo libero

Vivere in Giappone significa anche non avere mai abbastanza tempo libero.
La differenza principale tra vivere in Giappone e venirci in vacanza è che il tempo libero a disposizione per esplorare, visitare e fare esperienze è molto limitato. La scuola, il lavoro, lo studio, il blog sono le priorità.
La mia percezione temporale è cambiata drasticamente: in Italia, 10 minuti di strada erano la media che impiegavo per andare ovunque: lavoro, casa dei miei, supermercato, ristorante, caffetteria, casa di amici,…. mezz’ora era il tempo limite dove “ok, devo organizzare bene questo impegno perchè mi porta via tempo”. Arrivare a Milano dopo un’ora era “oddio ma arrivare fino a Milano è lunga, è lontano”. (Grazie al cielo non ho mai fatto la pendolare!!).
Qui quando sei sotto la mezz’ora di tempo, sei praticamente a casa. La distanza media per raggiungere una destinazione è 45 minuti, incluso arrivare in stazione, raggiungere i binari, uscire dalla stazione. Poi magari i minuti sul mezzo sono solo la metà, ma alcune stazioni sono grandi quanto il Liceo che ho frequentato praticamente.
Ne consegue che impiegando molto più tempo negli spostamenti, il tempo libero per gironzolare ed esplorare si riduce drasticamente. Il segreto però è organizzarsi bene, dedicando il giusto tempo ad ogni cosa, relax incluso. Fortunatamente organizzare e gestire il tempo mi piace e generalmente non è un fastidio per me avere il tempo “incasellato”.

Il costo della vita ed il lavoro

L’altra differenza tra il Giappone da turista e la vita qui, è il costo della vita. O meglio, il costo della vita da studente.
Viaggiare in Giappone non è caro ed il costo della vita è simile al nord Italia. Se si lavora a tempo pieno, gli stipendi sono migliori, ma da studenti si possono fare solo lavori part-time. E qui i lavori part-time vengono pagati poco. Poco perchè siamo sui 7,5/8€ l’ora netti che visti certi contratti italiani non sono poi così male per essere “lavori da studenti”. Il problema è che le spese da affrontare sono quasi le stesse, alle quali si aggiunge la retta scolastica che non è proprio bassa.

I lavori part time si trovano con facilità, generalmente nei ristoranti, ma se si sa l’inglese ci sono molte scuole e cafè che cercano anche non madrelingua. Inoltre tutto ciò che riguarda IT, comunicazione, turismo, fotografia, videogiochi è molto richiesto.
Chi vive in Giappone inoltre non puo acquistare alcuni biglietti turistici, come il JRPass il che rende ancora più dispendioso il viaggiare per il Paese e le compagnie Low Cost hanno gli stessi prezzi dei voli in Italia di Alitalia…..ah, Ryanair quanto mi manchi!!
Viaggiare quindi non è sempre semplice e possibile, ma a parte ciò non mi faccio mancare null’altro. Non si esce tutte le sere, ma quello non lo farei nemmeno se nuotassi nell’oro, quindi nemmeno quello è un problema per me.

Leggi anche: Studiare Giapponese in Giappone

 

L’integrazione

Purtroppo non ho molti amici giapponesi anche perchè non ho molte occasioni di incontrarne: a scuola ovviamente siamo tutti stranieri e lavoro principalmente da casa ed in ambienti internazionali. Quelli che ho conosciuto, principalmente vogliono parlare inglese e conoscere stranieri, quindi sono molto più aperti dell’immagine che si ha del Giapponese medio. Li ho sempre trovati disponibili ad aiutare ed a loro volta non si son fatti problemi a chiedermi consiglio quando avevano bisogno. Non ho mai avuto problemi, ma credo che il fatto di comunicare in una lingua diretta come l’inglese e non rigida come il giapponese aiuti ad entrare più in sintonia.

Parlo ancora poco il giapponese, perciò questa difficoltà nel comunicare la percepisco come un enorme muro tra me ed il Giappone e mi sento ancora un po’ una turista. D’altro canto i saluti delle signore del palazzo dove vivo, i saluti calorosi delle cassiere del supermercato che si ricordano che non mi serve il sacchetto, le foto dai mille viaggi di lavoro che alcuni miei studenti mi mandano, i camerieri della solita caffetteria e i clienti abituali dei posti dove vado di tanto in tanto che mi riconoscono e si ricordano ogni cosa che gli dico, mi fanno sentire abbastanza integrata. Perchè so (e vedo) che con altri stranieri non fanno così. Credo che dipenda molto anche dal mio modo di pormi con loro, dall’amore e continua voglia di conoscere di più questo Paese e dal fatto che su molte questioni ho un pensiero e un modo di fare molto vicino al loro.
Lo straniero per i giapponesi sarà sempre uno straniero, ma questo per me è anche una cosa positiva: mantengo alcune caratteristiche italiane che loro un po’ ci invidiano, stando sempre attenta però a non esagerare troppo (noi italiani spesso ci facciamo prendere la mano no?).
Comunque non mi sento per nulla un’estranea nella vita quotidiana, ma forse è anche perchè Tokyo è una città con molti stranieri che la visitano e che ci vivono, quindi raramente noto persone incuriosite o stranite dalla mia presenza. E quando borbotto qualche parola con il mio giapponese spelacchiato, solitamente non vedono l’ora di sommergermi di domande. Specialmente le vecchiette che faccio ancora più fatica a capire quando parlano.

Il futuro

Al momento il mio futuro è più incerto di un anno fa, quando stavo lasciando tutto.
Perchè allora avevo davanti a me quasi due anni certi di scuola di lingue in Giappone, la cui unica incognita sarebbe stata come l’avrei vissuta. Ora, la fine della scuola si avvicina inesorabile e con essa la scadenza del mio visto.
Il visto. Una spada di damocle che pende sopra il mio futuro. Una caduta che potrei rimandare di altri due anni sborsando altri soldi e passando il test di ammissione ad una scuola professionalizzante che mi darebbe diritto ad altri due anni di vita qui. Da studente (…..).
Oppure potrei cercare lavoro in un’azienda giapponese abbastanza grossa da non aver problemi ad assumere una straniera senza laurea e con meno di 10 anni di esperienza. Non è impossibile, basterebbe iniziare a mandare curricula, ma il rischio di una vita da kaishain (impiegato in azienda giapponese) magari in una black company con miliardi di straordinari e zero ferie, non mi alletta particolarmente.
Potrei tornare a lavorare nel cafè di conversazione inglese, che spesso apre posizioni per impiegati full time offrendo loro il visto….e sebbene non sia la mia aspirazione futura, potrebbe essere una buona opzione da considerare.
Ma io vorrei provare la esistente-ma-con-pochissime-informazioni-reperibili opzione del self sponsor: lavorare abbastanza come free lance da garantirmi sufficienti entrate e contratti di medio-lungo termine con diversi clienti, presentarmi con tutte le carte, il mio sorriso migliore e tanta pazienza all’immigrazione e sperare. Resta solo lo scoglio di trovare prima altri clienti. E per farlo mi serve un migliore livello di Giapponese.

Insomma, questo rinnovo del visto non è così scontato ed il rischio di dover tornare a casa c’è. Io vorrei restare qui, di certo c’è solo questo. Tutto il resto è incertezza ed insicurezza ancora più grande di quella di un anno fa. Ci penso e ci ripenso, ma cerco comunque di godermi il momento presente, così se dovessi dover tornare saprò di non aver sprecato il tempo chiusa tra quattro mura a pensare solo al futuro. Non è un equilibrio facile da mantenere, ma sto facendo del mio meglio e spero che, come sempre ” io speriamo che me la cavo”.