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Fukushima. Terremoto. Tsunami. Centrale nucleare. Radiazioni.

L’11 Marzo 2011, un violento terremoto scuote il Giappone generando un violento tsunami che si abbatte sulla coste giapponesi, principalmente nella prefettura di Fukushima. Da quel momento, il nome di questa città praticamente sconosciuta, irrompe nelle nostre case. Un incidente in una centrale nucleare. Una nuova Chernobyl? Le notizie arrivano confuse, frammentarie, c’è poca chiarezza su cosa sia successo e cosa stia succedendo. Pare che la situazione sia sotto controllo, che si sia evitata una seconda Chernobyl. Ma c’è qualcosa che non va, le persone vengono fatte evacuare dai paesi vicino alla centrale, ma le informazioni continuano a non essere precise. Non si sa per quanto tempo la zona non sarà accessibile, né cosa stia succedendo di preciso all’impianto nucleare Dai-Ichi.
I mesi e gli anni passano e piano piano il mondo smette di preoccuparsi del disastro di Fukushima. Il turismo in Giappone cresce, ben lontano da quell’area, ed il nome Fukushima viene quasi temuto, mormorato sottovoce…..sebbene sia il nome dell’intera prefettura che include anche zone ben distanti dalla costa, non colpite nè dallo tsunami, nè dal rischio nucleare (non più di Tokyo o altre città per lo meno!).
Anche nei pressi della Centrale di Fukushima però gli anni passano e solo pochi autorizzati ed addetti al lavoro possono accedere all’area limitata. Poco alla volta, le radiazioni diminuiscono e nella primavera 2017 le cittadine di Namie e Tomioka escono dall’exclusion zone ed i residenti ottengono il permesso di tornare a vivere qui.

6 anni dopo il disastro nucleare di Fukushima, la vita lentamente riparte.

Visitare Fukushima, l’area dell’incidente.

Partiamo con il sottolineare che la zona interessata dall’incidente, è la zona costiera della prefettura di Fukushima, non la città di Fukushima che dista 60km dalla costa che è ed è sempre stata sicura. Perciò zone come Fukushima City, Aizu Wakamatsu o Koryama sono sempre state visitabili, senza alcuna restrizione. Le zone evacuate sono quelle che rientrano nel raggio di 20 km dall’impianto di Fukushima Dai-ichi, ed alcune aree verso nord-ovest a causa della direzione presa dal vento nei giorni successivi all’incidente di Fukushima.

Dalla primavera 2017, buona parte dei paesi all’interno della “exclusion zone” sono tornati abitabili, ed è stato data l’autorizzazione agli abitanti per tornare a vivere nelle loro vecchie case.
Al momento attuale, restano incluse nella zona vietata solamente le cittadine di Futaba e Okuma, ovvero quelle dove sorgono gli impianti nucleari della TEPCO.
Eccetto questi due paesi quindi, la zona è tornata ad essere sicura, vivibile e visitabile e Japan Wonder Travel ha iniziato ad organizzare tour guidati nella zona con l’intento di mostrare la realtà di queste aree e contribuire alla rinascita di queste zone.
A Namie solamente 800 dei 21.000 abitanti sono tornati a vivere lì nell’ultimo anno, qualcuno meno a Tomioka e le stazioni ferroviarie che qui si interrompono si vedono utilizzate solo da poche decine di pendolari che lavorano in queste cittadine. La speranza però pervade questa zona di Fukushima e entrambe le città hanno una scuola per l’ottantina di studenti di elementari e medie che sono tornati a vivere qui insieme alle famiglie.
Nel mese di Agosto sono stata invitata a partecipare al loro Fukushima Disaster Area Tour ed ho potuto vedere con i miei occhi la reale situazione di questa zona, verificando di persona come l’area sia tornata ad essere sicura e pronta a ripartire, attraverso la ricostruzione e grandi progetti come la realizzazione di un centro di robotica nella cittadina di Namie.

In tour nella zona del disastro di Fukushima

Il Fukushima Disaster Area Tour parte con navetta privata dalla stazione di Tokyo e dura un’intera giornata, durante la quale si fanno diverse tappe a Namie e Tomioka e si attraversa la Route 6 all’interno della Exclusion Zone, percorribile solo in auto o bus e con il divieto assoluto di fermarsi e/o aprire i finestrini.

Durante tutto il viaggio, abbiamo avuto a disposizione un misuratore di radiazioni, così da poter controllare personalmente i livelli di radiazioni registrati. Oltre al dispositivo portatile, lungo la strada di avvicinamento all’area ed in diversi punti, si trovano anche dei pannelli misuratori, così che si possa sempre tener controllato il livello di radioattività.

La nostra guida Takuto, un ragazzo che ha studiato all’Università di Sendai (nella prefettura adiacente a Fukushima) che conosce molto bene questa zona, non solo ci ha illustrato in modo chiaro e completo le informazioni sull’area, ma ci ha anche fatto da interprete durante gli incontri con i locali.

Le diverse soste permettono di vedere con i propri occhi la situazione e quelli che sono i segni e le conseguenze di quel terribile giorno di Marzo del 2011.

Come la zona costiera di Namie, completamente inghiottita dallo tsunami nonostante le barriere e lo scheletro di quella scuola elementare dalla quale fortunatamente tutti i bambini sono riusciti a scappare una volta arrivato l’allarme tsunami. Ora si stanno costruendo nuove barriere e si resta in attesa di sapere se la zona verrà ricostruita come residenziale oppure no.

O la zona del centro città, nei pressi della stazione. Quella stazione che è capolinea, i treni arrivano e ripartono solo verso nord, verso Sendai. Il tratto che la collega a Futaba e quindi Tomioka è ancora interrotto perchè attraversa la zona ancora contaminata. Qui le case portano i segni dell’abbandono e delle tracce dei cinghiali entrati a cercare cibo in questi 6 anni. Molti proprietari hanno dato l’ordine di demolizione, il materiale all’interno non è stato decontaminato dal Governo, ma toccherebbe ai privati occuparsi del suo smaltimento.
I sacchi neri di stoccaggio sono ancora ammassati in diversi campi dei dintorni, in attesa di venire trasferiti nei depositi sotterranei della centrale o in altri posti più adatti.

Il centro di Namie sta ripartendo, con la piccola area commerciale nei pressi del Municipio dove sono impiegati quasi tutti gli abitanti del paese, e la costruzione di una scuola per gli 80 bambini che qui sono tornati a vivere. C’è anche un piccolo negozio di souvenir, un importante segno di speranza per la ripartenza dell’economia della zona. Le persone con cui parliamo sono fiduciose, non hanno paura: quello che è successo è ormai passato, si vuole far tornare nuovamente questa area un centro vivace e innovativo, in attesa di poter tornare a percorrere gli splendidi percorsi di trekking nei boschi nei dintorni.

Spostandosi invece nella campagna incontriamo il fattore Yoshizawa, un uomo che porta avanti da anni una battaglia contro l’impianto nucleare, l’azienda di energia elettrica TEPCO proprietaria dell’impianto ed il Governo Giapponese. A suo tempo sfidò il divieto d’ingresso nell’area e si batté contro lo sterminio delle mucche contaminate sue e delle fattorie vicine, continuando a nutrirle fino ad oggi, sebbene né il latte, né la carne, né i vitelli possano ormai esser più commercializzati perché contaminati sia dalle radiazioni prese sia per i prodotti ingeriti. La battaglia di Mr. Yoshizawa continua tutt’oggi e spesso viaggia per il Giappone ed anche all’estero per denunciare i comportamenti attuati (o non attuati) dalle autorità e continua a promuovere il suo messaggio contro l’energia nucleare e contro lo stile di vita moderno e le luci della capitale che richiedono un grande quantitativo di energia, ottenuta secondo lui sfruttando la popolazione delle campagne.

Una signora di Tomioka invece, nonostante abbia perso interamente il suo negozio di gioielli e orologi, ha deciso di ripartire promuovendo la rinascita del suo paese ed ora accompagna nelle visite guidate a Tomioka, per raccontare la storia di questo paese, i passi fatti per la ricostruzione e quali sono le ambizioni future, come il ritorno dei campi di riso all’agricoltura che porta lavoro e persone in città, anzichè vederli occupati dai pannelli fotovoltaici attualmente presenti.

Visitare Fukushima è pericoloso?

Ribadendo ancora una volta che la zona interessata dal disastro di Fukushima è solo una parte della prefettura, al momento attuale, le zone che sono state dichiarate agibili dalla primavera 2017, sono zone sicure e stabili.

Grazie al misuratore di radiazioni, abbiamo potuto sempre tenere controllato i valori attorno ad noi. Fino ad un valore di 0,3mSv è possibile vivere senza che insorgano problemi, ma oltre a questo dato occorre considerare il numero medio di radiazioni a cui si viene sottoposti sul lungo periodo.
Come potete immaginare infatti, una semplice TAC ha un valore che supera questo dato limite, ma ne veniamo esposti solamente per pochi secondi.

L’indice di radioattività davanti alla Tokyo Station, nostro punto di partenza, era 0,12mSv, assolutamente sicura e nella norma. Roma ad esempio ne registra 0,15mSv. In molte delle zone visitate, tra cui anche la zona costiera di Namie, le radiazioni rilevate erano addirittura inferiori al dato rilevato a Tokyo. Certo, in alcune aree le colonnine ed il nostro dispositivo rilevavano anche valori come 0,20mSv o 0,25mSv ma nelle zone abitabili il valore di 0,3mSv non è mai stato superato.

Purtroppo all’interno di questi paesi, ci sono ancora case e strade barricate all’interno della Exclusion Zone, ancora non del tutto decontaminate, dove i livelli di radioattività sono più alti. Uno dei punti simbolo di questa straziante diversità è il viale di ciliegi di Tomioka, percorribile solo per un tratto, tra le piante potate per favorire la decontaminazione, che culmina contro una barricata oltre la quale si intravede il continuo dei ciliegi ai lati della strada. La prossima primavera tornerà ad esserci il festival annuale nella parte accessibile, in attesa della definitiva rinascita della cittadina, come i fiori di ciliegio che sbocceranno dietro le barricate.

Sulla Route 6, che collega Namie e Tomioka, che passa dalle cittadine di Futaba e Okuba nel punto più vicino alla centrale, i valori di radioattività si alzano in maniera esponenziale, arrivando anche a punte di 20mSv (quando siamo passati noi hanno sfiorato gli 8,9mSv) ed è per questo motivo che su questa strada è assolutamente vietato l’accesso a pedoni, biciclette e motociclette ed auto, bus e camion sono invitati a passare il più velocemente possibile, senza aprire i finestrini. L’accesso in questa zona è consentito solo ai lavoratori, che possono stare all’interno per un massimo di 7 ore al giorno per un periodo di 4 mesi consecutivi, intervallati da due mesi di assenza. Permessi speciali possono venire rilasciati per entrare in questa zona, ma mi pare scontato sottolineare che la cosa non dovrebbe interessare i turisti ed i curiosi! Si tratta di una zona contaminata dove gli addetti entrano per monitorare la situazione e riportare il tutto alla normalità, se loro potessero non entrarci credo ne sarebbero felici!

A fine giornata, il rilevatore ha calcolato le radiazioni totali a cui siamo stati sottoposti, ed il totale è stato di 0.002mSv. Sappiate che in un volo a/r Tokyo-New York si viene esposti ad un totale di 0.1mSv (le radiazioni aumentano con l’altitudine).
Perciò visitare l’area colpita dal disastro di Fukushima, non comporta rischi di contaminazione più di quanto non veniamo sottoposti in altre occasioni.
La trovo piuttosto una gita istruttiva, che permette di capire qual è la reale situazione attuale, senza farsi influenzare dai “sentito dire” e dalle voci negative messe in circolazione solo per alimentare un panico inesistente.

La sensazione generale che si respira visitando l’area colpita dall’incidente di Fukushima è un sentimento di grande speranza e voglia di riscatto futuro, molte delle persone che non sono tornate lo hanno fatto principalmente perchè in questi 6 anni di attesa hanno iniziato una nuova vita altrove, non potendo vivere nell’oblio senza sapere quanto a lungo.
Nuovi progetti e strutture si realizzeranno nei prossimi anni, per riportare opportunità di lavoro e quindi abitanti nelle zone. Si pensa al futuro, senza essere intimoriti dal passato, che è certo ben chiaro nei ricordi nelle persone e che non si limitano a demonizzarlo, ma pensano a come ripartire e migliorare, facendo di tutto per impedire che un nuovo incidente simile accada in qualsiasi altro luogo del Giappone.