Lo ammetto, Nagasaki non è mai stata in cima alla lista delle località giapponesi da visitare, ma una volta lì, ho trovato una città davvero unica, con una forte influenza internazionale, nonostante i pochi turisti stranieri, e con delle persone super gentili e con voglia di chiacchierare.
Indubbiamente, la prima cosa che associamo a Nagasaki è Hiroshima e quel terribile destino che le ha unite: lo sgancio delle due bombe atomiche ottant’anni fa, al termine della Seconda Guerra Mondiale.
Ho visitato entrambe le città, ma di Hiroshima ancora non sono riuscita a scriverne perchè il peso di quel terribile giorno è un pugno allo stomaco ogni volta che mi appresto a scriverne ed è lì, un peso invisibile che permea tutta la città. Nagasaki ha invece un’atmosfera diversa, che nonostante gli oltre 80.000 morti di quel giorno, ti accoglie raccontandoti che la storia della città va ben oltre quel tragico giorno.
Città portuale crocevia di scambi e mercati, unico porto a rimanere in parte aperto durante il Sakoku, periodo dell’isolazionismo giapponese. Oltre a santuari e templi, anche cinesi, qui spuntano anche chiese, i palazzoni si mescolano a villette in stile occidentale, case tradizionali e tetti in stile cinese. Anche il cibo è un mix di influenze straniere, soprattutto cinesi e portoghesi.
Sin dal 1500 Nagasaki fu un porto di scambi tra il Giappone e l’occidente, soprattutto con i portoghesi che portarono qui anche missionari gesuiti come Francesco Xavier che portarono il Cristianesimo in Giappone ed è per questo che sia a Nagasaki città che in tutta la prefettura ci sono diverse chiese cristiane. Inizialmente accettato, il cristianesimo venne poi ritenuto pericoloso ed iniziarono le persecuzioni dei cristiani, con il culmine il 5 febbraio del 1597, quando 26 cristiani (sei vescovi occidentali e 20 cristiani giapponesi) furono infilzati con delle lance e uccisi nelle strade di Nagasaki. Vicino alla stazione c’è un monumento dedicato ai 26 martiri ed il turismo religioso in questa zona è in continuo aumento.
Nel 1600, durante l’isolazionismo Giapponese, Nagasaki è l’unico porto a rimanere aperto e a commerciare con l’estero, sebbene sotto stretta sorveglianza e con imposizioni molto rigide sugli stranieri che vivevano qui, mentre nel 1800 molti mercanti e uomini d’affari come Thomas Blake Glover costruirono qui le loro ville da dove gestivano appunto i commerci con l’occidente.


Ho amato passeggiare per le strade di Nagasaki, che non si può certo definire una città bella ed elegante come ad esempio Kanazawa, ma ha un suo fascino, forse un po’ desolato, che la rende unica. Nonostante ci siano poi diverse cose da vedere, non l’ho mai trovata affollata ed il turismo è soprattutto interno, con pochi turisti stranieri sia come occidentali che come asiatici (che invece letteralmente invadono altre città del Kyushu come Fukuoka).
Cosa vedere a Nagasaki
Per visitare Nagasaki, bastano un paio di giorni, che possono esserle dedicati facilmente durante un viaggio in Giappone che preveda l’isola del Kyushu. Vi invito a richiedermi una consulenza o il servizio di travel design per valutare al meglio come inserirla nel vostro itinerario in Giappone. In città ci si sposta comodamente con i tram e i bus, ma è anche molto piacevole girarla a piedi, nonostante i continui saliscendi di questa città portuale circondata da colline. L’auto in città non è necessaria, ma potrebbe essere comoda se si decide di visitare anche la vicina Unzen e la penisola di Shimabara.
In città comunque le cose da vedere non mancano e visitando Nagasaki riuscirete a passeggiare nella sua storia, riconoscendo le varie epoche storiche, le tragedie e le influenze straniere che la città ha sperimentato.
A seguire vi indico le cose da vedere a Nagasaki in ordine geografico, dal nord al sud della città, in modo che l’itinerario possa essere replicato nei due giorni di visita.


Museo e Parco della Pace
Nagasaki non sarebbe dovuta venir colpita dalla bomba atomica. La città designata era Kokura, nella nord del Kyushu, essendo il principale porto di costuzione delle navi belliche. Ma il maltempo rese impossibile lo sgancio e così si optò per ripiegare su Nagasaki, dove comunque si trovavano i cantieri navali della Mitsubishi.
Data la conformazione geografica di Nagasaki, gli effetti della bomba atomica del 9 Agosto 1945, si sono “limitati” nella zona settentrionale della città, dove oggi sorgono il Museo e il Parco della Pace di Nagasaki. Entrambi di dimensioni più ridotte rispetto ai corrispettivi di Hiroshima, sono in qualche modo diversi.
Il Museo è decisamente più piccolo e meno dilaniante di quello di Hiroshima, ma i brividi per l’orrore di quello che l’uomo è stato capace di fare vi attanaglieranno anche qui. Uscendo dal museo e proseguendo in direzione del parco, si incontra un enorme monolite nero che indica il punto esatto dell’ipocentro dove il 9 Agosto 1945 la bomba fat boy esplose.
Il Parco della Pace è un’area rettangolare che sorge dove al tempo c’era la prigione di Nagasaki, di cui si vedono ancora i resti, ed è un’area verde ricca di opere d’arte e acqua, al cui culmine siede la grande Statua della Pace. La mano destra che punta al cielo indica la minaccia delle armi nucleari, la mano sinistra tesa simboleggia la tranquillità e la pace nel mondo e gli occhi chiusi esprimono una preghiera per il riposo delle anime di tutte le vittime della guerra. L’impatto è veramente fortissimo.
Orari: tutti i giorni, 10-17:30
Ingresso: 200 JPY


Dejima
Dejima è, anzi era, un’isoletta a forma di ventaglio nel cuore di Nagasaki. Era perchè ora è parte del tessuto urbano, visto che i canali che la circondavano sono stati bonificati. Entrare qui però è ancora un tuffo nel passato, quando gli olandesi della Compagnia delle Indie Orientali erano segregati in questo pezzetto di terra durante il periodo dell’isolazionismo Giapponese. Una piccola olanda, con abitazioni, negozi e magazzini, da dove entravano e uscivano gli unici commerci con l’estero permessi durante quel periodo. Gli edifici sono stati ricostruiti al pari degli originali e Dejima è ora una sorta di museo a cielo aperto, con anche visite guidate gratuite e in inglese che vanno prenotate in anticipo (generalmente recandosi sul posto).
Anche se, come me, non riuscirete a prendere parte ad una visita guidata, all’interno degli edifici ci sono vari pannelli esplicativi in inglese e anche video e alcuni elementi multimediali per approfondire la storia di questo angolo di Giappone così unico e storicamente importante. Al momento della mia visita, un paio di edifici erano ancora chiusi al pubblico perché i lavori di ripristino e ricerca sono ancora in corso, ma è la parte accessibile e visitabile è comunque abbastanza estesa e comprende anche un cafè-ristorante che offre piatti che sono un vero e proprio mix tra giappone ed europa.
Orari: 8-21, tutti i giorni
Ingresso: 520 JPY


Megane Bashi e Chinatown
Sempre restando in tema di influenze straniere, anche la Cina ha avuto moltissimi scambi commerciali con questa città, tanto che qui si trova la più antica Chinatown del Giappone. Sebbene ora sia decisamente più piccola e tranquilla delle Chinatown di Yokohama e Kobe, nell’area circostante si trovano ancora molti edifici in stile cinese perfettamente mescolati nel tessuto urbano di Nagasaki, in un mix di stili che contribuisce al fascino di questa città. Diversi sono anche i templi cinesi nella vicina tera-machi, come il Kofokuji e Sofokuji dall’iconico portale rosso. E’ passeggiando su queste strade lastricate, tra negozietti e gomitoli di fili della corrente, che ci si immerge nell’energia viva di Nagasaki, nella storia delle genti che l’hanno vissuta, con scambi di idee e mondi distanti che qui hanno trovato una coesistenza così inconsueta in un paese chiuso ed omologato come il Giappone. Si arriva così anche al super fotogenico ponte Megane-Bashi, costruito in pietra dal monaco cinese che divenne poi il monaco del tempio Kofukuji nel 1634. Questo ponte deve il suo nome (megane=occhiali) proprio al fatto che la sua particolare forma a doppio arco riflessa nel canale, crei appunto l’immagine degli occhiali.


Osservatorio del Monte Inasa
La perfetta conclusione di una giornata in città è sicuramente la vista dal Monte Inasa. Una collina di 300 metri dalla quale si ha una vista spettacolare su Nagasaki. Quando dico che è spettacolare, intendo che è davvero stupenda, tanto da essere considerata una delle tre viste notturne migliori DEL MONDO!! Vi consiglio di salire con la funivia (costo 720 JPY a tratta) e scendere poi attraverso il parco sottostante da dove poi riprendere il bus per il centro città. Fate solo attenzione all’orario perchè sono pochi i bus che passano dall’Inasayama Park e il ritorno in funivia è decisamente l’opzione più sicura.

Glover Street: Glover Garden e Cattedrale di Oura
E’ nella parte meridionale di Nagasaki però che l’influenza occidentale e soprattutto portoghese si nota inevitabilmente. Una zona collinare costellata di edifici in mattoni in stile occidentale, strade lastricate e villette con giardino. Una zona che ho amato molto, nonostante le salite, anche perchè si aprono spesso piacevoli scorci sul porto e sulla baia di Nagasaki. Il punto panoramico migliore ad esempio, si trova all’interno del Glover Garden un bel giardino in stile occidentale che prende il nome dalla villa di Thomas Blake Glover al suo interno. Oltre ad essa, si trovano anche diverse abitazioni di mercanti occidentali ed è veramente piacevole passeggiare in questo angolo d’Europa in Giappone.
Alle 11, 13 e 15, è anche possibile prendere parte a dei tour gratuiti in inglese.
Il giardino si trova lungo la Glover Street, la strada principale che risale la collina e lungo la quale si affacciano negozi di souvenir e castella, la torta di pan di spagna tipica di Nagasaki, ovviamente di derivazione spagnola (torta di Castilla – Castiglia). Si trova anche la Cattedrale di Oura, costruita nel 1864 e dedicata ai 26 martiri della città, con il vicino museo dedicato.
Glover Garden
Orari: 8-18, tutti i giorni
Ingresso: 620 JPY
Cattedrale Oura
Orari: 8:30-18, tutti i giorni
Ingresso: 1.000 JPY

Isola di Hashima (Gunkanjima)
Lo ammetto, la cosa che volevo vedere di più nel mio viaggio a Nagasaki, era questa isola disabitata, dalla forma di nave da guerra, dichiarata Patrimonio Unesco dei Siti Storici della Rivoluzione Industriale. La si può visitare solo con tour guidati, solamente una piccola parte dell’isola è visitabile e in caso di forte pioggia o mare avverso, i tour vengono cancellati. A volte succede anche che si riesca ad uscire in barca e ad avvicinarsi, ma non è possibile sbarcare per via delle correnti. Insomma un po’ bisogna essere fortunati….e la mia buona stella è stata dalla mia parte anche stavolta permettendomi di sbarcare su quest’isola che tanto mi affascinava.
Quest’isola di cemento meriterebbe un articolo a parte – e chissà che non lo scriva tra un po’, intanto vi rimando all’approfondimento sul blog di Patrick– è una delle varie isole che costellano la baia di Nagasaki usate nel ‘900 per l’estrazione del carbone. Oltre 5000 persone vivevano su questa piccola isola in quello che fu il primo edificio in cemento armato, affinchè le abitazioni dei residenti non venissero distrutte da tifoni e mareggiate. Minatori che ogni giorno rischiavano la vita nei profondi tunnel sotterranei e le loro famiglie che vivevano in alti palazzoni brutalisti, dove però il senso di comunità delle famiglie che ci vivevano era molto forte e alcuni dei ragazzini, che ora lavorano come guide, lo ricordano quasi con nostalgia.
Come sempre la narrazione giapponese tende a focalizzarsi sull’innovazione che quest’isola rappresentava all’epoca, sui forti legami sociali che si creavano e sull’opportunità economica dell’epoca, ma è indubbio che le condizioni di lavoro, ma anche di vita su quest’isola fossero veramente dure e pare siano anche stati impiegati in condizioni di sfruttamento anche prigionieri cinesi e coreani.
Dal 1974, l’attività estrattiva è stata chiusa e l’isola di Hashima è stata abbandonata. Il passare degli anni e i tifoni hanno portato al deterioramento delle strutture dell’isola (e anche al collasso di alcuni edifici) regalandole un’aura di mistero, di isola fantasma. Nel 2009 è stato costruito un porto d’attracco e una piccola zona nella parte meridionale dell’isola, quella più lontana dagli edifici, è stata aperta alle visite guidate, che avvengono in Giapponese ma sono altamente comprensibili grazie all’esaustiva guida scritta in inglese che viene fornita agli stranieri ad inizio tour – se prenotate con Gunkanjima Concierge. Vi consiglio fortemente di prendere la visita guidata con loro perchè nel biglietto è inclusa anche la visita al Gunkanjima Digital Museum (con spiegazioni e sottotitoli in inglese) che è veramente stupendo, esaustivo e con la possibilità di vedere grazie alla realtà aumentata, la parte di Hashima non visitabile, quella dove le persone vivevano.
Il tour dura circa 3h, di cui circa 45 min di sbarco sull’isola (quando possibile) e viene dedicato sufficiente tempo alla navigazione attorno all’isola, permettendovi di ammirare la sua forma che effettivamente ricorda una nave da guerra. La visita va prenotata in anticipo e i posti si esauriscono facilmente. In caso di cancellazione, verrete avvisati generalmente la mattina stessa, mentre se è possibile uscire in barca, ma non attraccare, vi verranno rimborsati i 310 yen dell’ingresso. Vi consiglio di portarvi medicinali per il mal di mare se siete particolarmente sensibili; lo staff comunque vi offrirà delle caramelle per quando si esce in mare aperto. Inoltre, sull’isola sono vietati gli ombrelli, quindi eventualmente ricordate di portare un k-way.
Orari: 8:30-18, tutti i giorni
Ingresso: 5.200 JPY

Dove dormire a Nagasaki
Avendo visitato Nagasaki per lavoro, ho avuto occasione di visitare alcuni hotel e di pernottare in due diversi. La zona della stazione è decisamente comoda per gli spostamenti e con tanti posti dove mangiare nei dintorni, ma ho amato particolarmente la zona verso Glover Street, forse per le strade ciottolate e le atmosfere europee che mi hanno ricordato casa……però qui è stato un po’ più difficile trovare un posto dove cenare perchè la maggior parte dei cafè chiude verso le 18. Basta comunque fare una passeggiata verso il mare, tipo verso il Dejima Wharf e si trova qualche buon ristorante.
L’hotel in questa zona in cui sono stata è il Monterey Nagasaki, all’interno di un edificio d’epoca in stile occidentale, con un bell’ascensore retrò e camere con il pavimento di piastrelle, cosa assai rara in Giappone. Si trova a pochi passi sia dalla fermata di autobus e tram, e sia Glover Street che Chinatown si possono raggiungere a piedi.
In zona stazione invece sono stata all’hotel New Nagasaki, che è veramente molto grande e con la fermata dei bus proprio di fronte. Da qui partono i bus per qualunque direzione ed è effettivamente comodissimo.
Passeggiare per le strade di Nagasaki significa compiere un viaggio nella sua storia. Un luogo che invita a riflettere, ma anche a lasciarsi incantare. Per questo mi sento di consigliarvi fortemente di fare tappa qui durante un viaggio in Kyushu!


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