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Con questo articolo vi voglio portare nell’affascinante mondo degli antichi Samurai attraverso la spiegazione della loro leggendaria spada, la ormai celebre, anche in occidente, Katana.
Tutti sanno che la Katana è la spada giapponese e la sua caratteristica principale è quella di essere curva ed avere un solo filo (un solo lato tagliente), ma c’è molto altro da sapere su questa spada, ritenuta da molti essere la spada perfetta.
I primi forgiatori di spada giapponesi erano monaci buddhisti Tendai o monaci di montagna guerrieri chiamati Yamabushi. Si trattava di alchimisti, poeti, letterati, combattenti considerati imbattibili e forgiatori di lama, avevano conoscenze vastissime e per loro forgiare una lama costituiva una vera e propria pratica ascetica. Successivamente, con l’esplodere dell’epopea Samurai, in molte città e villaggi, i migliori fabbri divennero forgiatori di katana.
In Giappone la produzione delle spade non era un semplice lavoro, quindi, ma bensì un’arte dal sapore anche spirituale, e i migliori produttori di Katana nelle varie epoche del Giappone erano considerati quasi alla stregua dei Samurai, nonostante il loro fosse un lavoro manuale, da artigiano, di conseguenza non certo degno della nobiltà Samurai acquisibile soltanto per diritto di nascita.
La produzione di una singola Katana poteva richiedere anche 6 mesi di lavoro e si suddivideva in molte fasi diverse, e non tutte compiute dallo stesso artigiano.
Al giorno d’oggi in Giappone sopravvive ancora qualche antica fucina per Katana, generalmente gestita da discendenti degli antichi maestri, e resa Patrimonio Nazionale Giapponese, quindi ricevente anche sovvenzioni da parte dello stato allo scopo di non far morire un’arte così importante e caratteristica del Giappone.

Una di queste fucine in cui vengono forgiate le Katana seguendo gli antichi sistemi si trova nell’isola meridionale del Kyushu, nella cittadina di Arao della prefettura di Kumamoto ed è gestita dal mastro fabbro Matsunaga Genrokurou.
Il Maestro Matsunaga non è discendente da una famiglia di produttori di Katana, ma la sua forte passione per la storia del suo paese e le sue tradizioni lo ha spinto a licenziarsi dal lavoro che svolgeva per intraprendere un lungo apprendistato presso un rinomato maestro, poi, una volta acquisite tutte le conoscenze, ha aperto una propria fucina in stile tradizionale.
Grazie all’aiuto di un’amica giapponese siamo riusciti a contattarlo ed a fissare un appuntamento per visitare la sua fucina e farci raccontare da lui i segreti di queste formidabili spade.

Il Maestro Matsunaga scalda il forno e si appresta ad iniziare la sua spiegazione

Caratteristiche principali della Katana

L’origine della Katana non è certa, le teorie più accreditate sono quelle che la vedono come una variazione derivata da una spada cinese e quella secondo cui derivi dalla spada tipica degli Ainu, la polpolazione autoctona del Giappone, che nei secoli, dopo continue sconfitte militari, è stata confinata nell’estremo nord del Paese dagli attuali giapponesi.
Esistono vari tipi di spada nella storia giapponese (in realtà le maggiori differenze riguardano la loro lunghezza e curvatura), ma quella più importante e famosa è senza dubbio la Katana.
La Katana si distingue dalle altre varianti di spada giapponese per la lunghezza della sua lama che è grossomodo sempre di circa 2 shaku (60 centimetri)
Nonostante permettesse di stoccare efficacemente, la katana veniva usata principalmente per colpire con fendenti, quindi la sua qualità migliore era quella di tagliare, per questo motivo le venne data la caratteristica forma ricurva, a differenza delle classiche spade occidentali dritte, usate più per stoccare o frantumare.
L’era d’oro dello sviluppo di questa spada è il periodo Kamakura (1192-1333) della storia giapponese, ovvero il periodo dove inizia ad emergere la figura del Samurai che tutti conoscono, imponendosi non solo come figura di élite guerriera ma anche come classe nobile, colta e dominante sull’intero paese, ai danni di una vecchia aristocrazia ormai troppo distante dalla realtà e dedita soltanto ai piaceri della corte.
In questo periodo di forte militarismo la tecnologia produttiva raggiunge livelli senza precedenti e, in corrispondenza di 5 grandi zone di estrazione mineraria, si ha la comparsa delle famose 5 scuole di forgiatura della Katana, ovvero: Scuola Yamashiro (Kyoto), Scuola Yamato (Nara), Scuola Bizen (Okayama), Scuola Soshu (Sagami),Scuola Mino (Seki).
Durante questo periodo andò affermandosi la figura del Samurai appiedato, in contrapposizione con quanto voleva la tradizione, fino a quel momento, del Samurai infallibile arciere a cavallo.
Fu proprio per via di questo cambiamento di rotta nello stile di combattimento Samurai che si passò dal Tachi alla Katana.
Il Tachi altro non era che una Katana più lunga progettata per essere usata da cavallo contro la fanteria o contro altri Samurai a cavallo.
Ciò che definiva la condizione di Samurai non era però soltanto la Katana, bensì il Daisho, ovvero la coppia Katana e Wakizashi.
La Wakizashi era anchessa una sorta di Katana, ma, questa volta, più corta, adatta ai combattimenti in spazi ristretti come boscaglia o all’interno di edifici.
Altra caratteristica peculiare della Katana è quella di avere un solo filo.
La Katana giapponese veniva in genere usata con 2 mani, questo impediva l’eventuale utilizzo di scudi o protezioni, di conseguenza era la Katana stessa a fungere da scudo.
Da un lato troviamo quindi il filo estremamente tagliente, ma dall’altro lato la Katana si presenta molto più spessa e robusta; questo lato era infatti usato dai guerrieri più abili come una sorta di scudo per parare i colpi avversari senza rovinare il filo della propria spada.
Eccezione a questo stile di utilizzo della Katana fu il grande Samurai/Ronin Miyamoto Musashi, il quale, dotato di una straordinaria forza fisica e attitudine al duello, fondò una propria scuola di scherma chiamata “Hyoho Niten Ichi Ryu” (tuttora esistente in Giappone ed anche all’estero) che prevedeva l’utilizzo combinato di Katana e Wakizashi.
La filosofia di Musashi sosteneva che non avesse né alcun senso né alcun onore morire con una spada ancora nel fodero.

Miyamoto Musashi a Kumamoto

Esposizione di Katana antiche

L’importanza e il destino della Katana

La Katana non era semplicemente una spada, era considerata lo specchio dell’anima del Samurai.
Per questo motivo un Samurai non si separava mai dalla sua spada e se ne prendeva cura a livelli maniacali, curandone costantemente ogni minimo dettaglio e investendo anche molti soldi per il suo mantenimento nelle migliori condizioni.
Si credeva inoltre che una Katana avesse la peculiarità di assorbire lo spirito dei suoi audaci possessori, motivo per cui, più una spada era antica più era considerata potente e di valore.
Nel 16 secolo in Giappone vi fu quella che è stata poi chiamata Sengoku Jidai (Epoca dello stato in guerra), un periodo storico che va dal 1467 al 1600 (semplificando).
Verso la fine di questa epoca si succedettero 3 grandi condottieri Samurai che passeranno alla storia come i 3 unificatori del Giappone.
Sotto il regno del secondo di questi unificatori, Toyotomi Hideyoshi, vennero varate alcune leggi (1587 e 1591) che avrebbe creato una rigidissima divisione in caste che si sarebbe protratta per 300 anni.
Uno dei punti principali di questa nuova legge sanciva il divieto assoluto, per qualsiasi persona non fosse nata Samurai, di portare il Daisho, o qualsiasi altra arma, e al contempo il divieto assoluto per i Samurai di dedicarsi a qualunque altro tipo di lavoro che non fossero la guerra e l’addestramento, oppure, attività degne della classe nobile/guerriera come la meditazione, la poesia, la scultura, la progettazione di giardini, l’arte del the e altre.
Fu quindi precisamente in questo periodo che la Katana conquistò quello stato leggendario che la contraddistingue ancora oggi.
Durante il periodo successivo (Edo Jidai), il paese era ormai unificato e relativamente in pace; le guerre vennero quindi sostituite dai duelli.
E’ in questo contesto che si inseriscono le avventure dei samurai solitari che vagano per il Giappone, accompagnati soltanto dalla loro Katana, alla ricerca della loro vera forza e dell’illuminazione buddista, allo scopo di diventare gli spadaccini più forti del paese, ed ottenere quindi gloria e onore e venire magari assunti come maestri d’arme nelle grandi casate Samurai o addirittura dallo Shogun (Questo tipo di storia è un tema molto ricorrente in tanti Manga giapponesi).
Ancora una volta devo citare Miyamoto Musashi, in quanto si tratta probabilmente del più grande esponente di quest’epoca, grazie alle sue innumerevoli vittorie e al suo libro “Gorin no sho” (“Il libro dei 5 anelli”) giunto fino a noi, in cui racconta dettagli della sua avventura e i suoi segreti sia tecnici che soprattutto mentali per vincere in guerra e in duello (basti pensare che questo libro è ancora oggi studiato dai manager delle aziende giapponesi come manuale per primeggiare sull’avversario).
Facendo un grosso balzo in avanti, per non dilungarci troppo, arriviamo agli anni della Seconda Guerra Mondiale.
La casta Samurai era stata abolita nel 1877 a seguito di guerre interne tra tradizionalisti e modernisti, che videro la vittoria di questi ultimi. Questi conflitti scoppiarono per via dell’arrivo di moderne navi da guerra americane nell’arcipelago giapponese, che fecero immediatamente capire la netta inferiorità tecnologica di un paese come il Giappone, che arrivava da quasi 300 anni di completo isolamento dal mondo esterno. Questa situazione ha reso evidente il fatto che per potersi difendere dall’avanzata del colonialismo occidentale, e non fare la fine per esempio dell’Impero cinese, il Giappone doveva adeguarsi ed apprendere il più possibile delle tecniche di produzione e sviluppo americane ed europee.
Il Paese si avviò quindi verso una nuova era (restaurazione Meiji), che lo porterà, in meno di 30 anni ad essere la prima nazione non occidentale a sconfiggere militarmente una potenza occidentale (Russia 1905). SI fece quindi spazio all’ascesa di un esercito moderno in stile occidentale, non più archi e frecce, ma fucili cannoni e navi da guerra.
Il Giappone è, però, un Paese che cambia solo quando è costretto a farlo, ed ormai i Samurai erano anacronistici, ma anche quando cambia, mantiene sempre ben salda la sua tradizione, non sostituendola con il nuovo, ma fondendola assieme.
Non c’è quindi da stupirsi nell’apprendere che durante la Seconda Guerra Mondiale, non solo gli ufficiali giapponesi, ma anche moltissimi soldati, scesero sul campo di battaglia con al loro fianco anche una Katana, e nella maggioranza dei casi la usarono in cariche suicide contro la soverchiante potenza di fuoco alleata.
Queste spade, però, avevano ormai soltanto l’aspetto di una Katana, ma nel concreto erano pezzi di acciaio di scarsa qualità e prodotti in serie; le esigenze sia nel numero che nella rapidità di produzione erano ormai totalmente diverse.
Ciononostante queste spade ebbero un impatto enorme sul morale dei soldati giapponesi, facendo sentire loro il legame e la contiguità della tradizione con i loro leggendari antenati, dai quali avevano preso anche il codice d’onore, il Bushido.
Dopo i tormentati anni dell’ ultimo conflitto mondiale, e dopo la fine dell’occupazione americana del Giappone (1952), L’antica arte della produzione di Katana venne riportata in auge grazie alla passione dei discendenti dei vecchi maestri e da quello che restava delle antiche scuole, fino ad arrivare al giorno d’oggi ed al “nostro” Maestro Matsunaga Genrokurou.

Prove di taglio con la Katana; esito positivo

Il metodo tradizionale per produrre una Katana spiegato dal Maestro Matsunaga di Arao

Arrivati in treno da Kumamoto nel paesino di Arao, che conta circa 20.000 abitanti, ed è in continuo invecchiamento per via dell’emigrazione giovanile verso città più grandi e dalle maggiori opportunità, ci accorgiamo subito di essere in un’altro Giappone, non il solito a cui siamo abituati, quello delle enormi città, delle luci e della tecnologia; qui siamo nel cuore del Kyushu, nel Giappone delle campagne e delle tradizioni (non che nelle grandi città non ci siano, ma, qui è…. diverso).
Raggiungiamo in autobus (grazie a google maps) la casa/laboratorio del Maestro Matsunaga il quale ci accoglie calorosamente, ma appare anche abbastanza incuriosito; Non credo gli capiti spesso di ricevere visite da occidentali.
Insieme a lui ci sono altri 2 uomini di circa sessant’anni e una donna di circa quaranta, tutti e 3 sono esperti artisti marziali e si stanno allenando per una dimostrazione che terranno durante il Matsuri (festa giapponese) del prossimo week end.
Dopo i primi convenevoli il maestro ci porta nella sua fucina, dove ha già preparato per noi varie Katana in diversi momenti della lavorazione. Tutto il lavoro richiede circa 2 mesi, quindi questo è l’unico modo per darci un’ idea generale di tutta la procedura, di cui ora facciamo un riassunto.
Partiamo dall’analizzare il materiale principale di cui si compone la lama di una Katana.
Si tratta di un blocco di ferro acciaioso grezzo con percentuali variabili di carbonio, in base al risultato desiderato e composto da una grande quantità di carbone, frammenti di ferro e minerale di ferro fusi in una fornace.
Il composto di acciaio fuso che ne risulta viene quindi raccolto in un apposito contenitore e trasformato in un blocco cubico d’acciaio.
Una delle caratteristiche più importanti della Katana è il numero incredibile di strati di questo ferro di cui è composta.
Questo materiale grezzo, dopo essere stato opportunamente lavorato, viene infatti sottoposto ad una grande quantità di piegature e martellature, allo scopo di dare grande resistenza e al contempo flessibilità alla lama. Questa caratteristica è resa possibile inoltre dall’uso di 2 tipi di acciaio diverso, uno dolce e uno duro, che vanno a formare un’anima interna più flessibile e un filo e un dorso esterni più forti.
La lama doveva per l’appunto essere il più resistente possibile per non scheggiarsi o spezzarsi troppo facilmente, ma il suo asso nella manica era al contempo la sua grande flessibilità interna, che le consentiva di attutire i colpi e le vibrazioni da essi provocate che nel caso di una esagerata rigidità avrebbero potuto facilmente farla frantumare.
Ad ognuna delle piegature a cui viene sottoposta la Katana il numero dei suoi strati raddoppia, fino all’incredibile soglia massima di 32768 strati, oltre la quale è inutile, se non impossibile andare, in quanto si è ormai raggiunto il livello massimo di resistenza e flessibilità possibile, ed aggiungere ulteriori strati non migliorerebbe le caratteristiche finali della lama.
Questa stratificazione è in grado di rendere la lama così dura da fare in modo che nemmeno colpi diretti sulla corazza o su un’altra spada la danneggino. Su internet si trovano persino video di moderne Katana che, fissate su appositi blocchi che le tengono ferme, sono in grado di tagliare in 2 proiettili sparati loro contro da pistole e fucili.
L’estrema durezza permette inoltre di affilare un filo molto fine e quindi molto tagliente senza renderlo troppo fragile.
Una differenza tra il presente modo di costruzione e quello originale è sicuramente l’ausilio di macchine martellanti che rendono il lavoro meno provante per il Maestro.

Una volta conclusa la fase delle stratificazioni si passa a dare a questo blocco di ferro e acciaio la forma di una Katana, definendone la lunghezza e la forma della punta.
Questa è anche la fase in cui si fa la tempra, ovvero la fase in cui la lama viene cosparsa da differenti tipi di argille dalle diverse proprietà nei confronti delle alte temperature, in modo che, mediante un processo di riscaldamento, fino a far diventare la lama incandescente, e successivo raffreddamento in acqua ad una temperatura di 37°C, questa tempra differenziata contribuirà a formare una lama dal filo e dal dorso estremamente duri ed un’anima interna più flessibile. E’, inoltre, durante questa fase di rapido raffreddamento che la Katana acquisisce in maniera naturale la sua tipica curvatura.
A questo punto, l’opera del fabbro è conclusa, la spada ora passerà ad altri maestri che si occuperanno dell’affilatura, della lucidatura, delle decorazioni, dell’impugnatura e del fodero.

Per prendere appuntamento con il Maestro occorre contattare in giapponese il numero 0968-69-1898 e l’indirizzo della fucina del Maestro Matsunaga è 1907-8 Kawanobori, Arao City, Kumamoto

Il Maestro Matsunaga a lavoro

L’uso della Katana oggi

Dopo aver visitato l’officina e averci dato tutte queste informazioni, il Maestro Matsunaga ci ha invitato ad assistere all’allenamento dei 3 esperti di cui parlavamo prima, facendo provare anche a noi l’esperienza di impugnare ed utilizzare una vera Katana, anche se moderna.
Oggi le Katana, nella loro forma vera, non di legno, bambu o altri materiali, sono ancora usate in alcune arti marziali giapponesi. Vediamo quali.

Una delle più importanti è sicuramente lo Iaido o Iaijutsu, un’arte marziale giapponese, influenzata dalla dottrina Zen.
Lo Iaido concentra i suoi studi sull’estrazione della spada dal fodero e sul successivo primo colpo, o al massimo il primo scambio di 2 colpi.
Questa era un’arte fondamentale per i Samurai durante un duello in quanto, generalmente, data l’estrema precisione della loro tecnica e l’efficacia delle loro Katana, il duello non superava il primo scambio, per via della morte di uno dei due guerrieri, e a volte di entrambi.
L’essenza dello Iaido è quella di acquisire una tale padronanza di sé e della spada, da “Vincere con la spada nel fodero” (Yagyu Munenori), ovvero far percepire all’avversario quanto è grande la propria forza tanto da indurlo alla resa prima ancora di iniziare il duello.

Un’altra arte molto importante è quella del Tameshigiri, ovvero il taglio con la Katana.
Un tempo, per provare la validità di una Katana, venivano presi schiavi o prigionieri, oppure cadaveri, e tagliati di netto in 2 con un solo colpo.
Oggi fortunatamente questa pratica è stata sostituita dall’utilizzo di bambù, paglia di riso, rotoli di tatami e sottili lastre di alluminio che compongono un blocco della stessa consistenza di un corpo umano a livello del costato.

Infine il Kendo o Kenjutsu è un’arte marziale giapponese che raggruppa l’insieme delle tecniche messe in campo dai Samurai durante le loro battaglie e duelli.
A differenza dello Iaido, in questa arte marziale tutte le tecniche sono svolte a spada già estratta dal fodero.
Anche se a livello competitivo il Kendo prevede l’uso di armature e spade di bambù, le dimostrazioni e gli allenamenti dei praticanti più esperti di Kenjutsu si svolgono con vere Katana.

A partire dalla caduta della casta dei Samurai, lo studio della Katana ha acquisito valore prettamente interiore, diventando, come lo studio dell’arco, uno strumento di ricerca introspettiva strettamente legato alla pratica del Buddismo Zen.
Per via di questa evoluzione nella funzione delle arti marziali, non più incentrate sullo sconfiggere un nemico, quanto piuttosto sullo sconfiggere se stessi il kenjutsu e lo iaijutsu si sono evoluti verso il kendō e lo iaidō. Jutsu=Tecnica / Do=Via.

Grati di aver avuto la possibilità di fare questa interessantissima esperienza, salutiamo il Maestro e tutti gli altri che si sono prestati ad insegnarci il più possibile su questa spada, vero e proprio patrimonio culturale del Giappone, e riprendiamo il nostro viaggio alla scoperta del Kyushu.

Il procedimento costruttivo tradizionale della Katana viene ancora oggi tramandato di generazione in generazione, dal mastro forgiatore all’allievo forgiatore.
Presto anche il Maestro Matsunaga dovrà trovare un erede a cui tramandare il suo sapere e mantenere viva la tradizione, magari mi potrei proporre!

Sguardo compiaciuto rivolto alla vittima.