Io però non sono tra questi!
Così come per l’articolo sul visitare Seoul, nonostante io non sia una grande fan del cibo coreano, eccomi qui a scrivere un articolo utile per voi che vi apprestate a fare un viaggio in questo paese.
Naturalmente, questa non vuole essere una guida esaustiva, ma l’obiettivo è solo quello di nominarvi alcuni dei piatti più famosi e darvi delle idee sui piatti che vi aspettano in Corea del Sud.


I piatti da non perdere
I coreani, così come i giapponesi, amano alla follia il cibo, tutta la tradizione che c’è dietro e la condivisione dei piatti. Infatti quando vi sedete in un ristorante coreano, vi arriveranno praticamente sempre dei piattini da condividere: i banchan.
Questi piattini sono un po’ l’equivalente dei nostri grissini, e fungono da contorno/stuzzichino durante tutto il pasto. Vengono posti al centro del tavolo e condivisi, sono inclusi nel prezzo e spesso si può richiederne una quantità aggiuntiva. Variano a seconda del posto, ma quasi sempre vi verrà servito del kimchi, delle specie di sottaceti più o meno piccanti, germogli di soia, tofu,… Non sono un antipasto, ma in genere accompagnano proprio tutto il pasto, mescolando i sapori e condividendo, secondo la tradizione coreana.
L’altra cosa che non manca mai sulle tavole (e nelle case dei coreani) è il kimchi: il cavolo cinese fermentato insaporito con peperoncino in polvere. Il kimchi è il simbolo della cucina coreana, la sua tradizione di preparazione autunnale (Kimjang) è patrimonio dell’UNESCO ed è una vera e propria istituzione, tanto che a Seoul c’è anche il Museo del Kimchi che ne racconta la cultura, la storia e l’efficacia, oltre che a spiegare ai visitatori come prepararlo.


Bibimbap
Il bibimbap è probabilmente il piatto coreano più conosciuto all’estero: una ciotola di riso condito con verdure saltate, un uovo (crudo o fritto a seconda della versione) e carne di manzo, e il tutto viene mescolato prima di mangiare. Spesso viene servito in una ciotola di pietra caldissima che continua a cuocere il riso sul fondo, mentre si mangia.
Samgyeopsal & BBQ Coreano
Il samgyeopsal è pancetta di maiale grigliata direttamente al tavolo su una piastra incassata al centro e l’esperienza di cucinarselo da soli mentre si beve il primo bicchiere di soju è una delle esperienze da fare in un viaggio in Corea.
Una volta grigliata la carne, la si avvolge in foglie di lattuga con aglio arrostito, pasta di soia e riso.
In molti ristoranti potete ordinare anche carne di manzo da cucinare alla griglia, ma l’originale sarebbe solo con carne di maiale.


Bossam
Se alla carne grigliata preferite quella bollita, il bossam è appunto maiale bollito da mangiare sempre insieme alla lattuga. Dato che non è piccante e i vestiti non vi puzzano perché vi arriva già cucinato, è uno dei piatti che ho mangiato più volentieri in Corea. Un ristorante specializzato in questo piatto che vi consiglio è Jungdamun Bukchon, in un hanok riconvertito in ristorante nel villaggio di Bukchon.
Mandu
I ravioli coreani, enormi e con ripieno a base di maiale, tofu, vermicelli di vetro e verdure, oppure con kimchi o solo verdure. Generalmente vengono cotti al vapore, ma ci sono anche alcune varianti in brodo oppure grigliati, specialità di Suwon. Un posto super consigliato dove mangiarli è la Gaesong Traditional Dumpling House in zona Insadong. Un ristorante segnalato nella guida Michelin come Bib Gourmand, in cui non è possibile prenotare, ma occorre mettersi in fila (o come noi, avere fortuna e trovare posto per cena andando presto). Qui i mandu seguono la ricetta tradizionale di Kaesong, la cittadina della Corea del Nord più vicina al confine, perché è da lì che viene la nonnina che nel 1970 è arrivata qui da quella città e ha poi aperto questo ristorante. Ravioloni enormi e buonissimi, suggerisco di ordinare il mix.


Jeonbokjuk, la zuppa di abalone
Nel secondo viaggio in Corea eravamo insieme alla nonna di 84 anni di mio marito e abbiamo quindi assaggiato uno dei piatti più salutari della Corea: il porridge di abalone. Questa zuppa dal sapore delicato, ma arricchita dalle proprietà dell’abalone, viene mangiata soprattutto per dare vigore agli anziani, alle partorienti e ai malati. Si trova ovunque, ma in particolare sull’isola di Jeju, dove l’abalone è una delle specialità locali.
Budae jjigae
Il nome significa letteralmente “stufato dell’esercito” perché questo piatto nasce nel dopoguerra coreano, quando la popolazione era allo stremo e i prodotti che uscivano dalle basi militari americane, come spam e fagioli in scatola, venivano mescolati con kimchi, tofu e noodles per creare qualcosa di caldo e sostanzioso. Un piatto di necessità e di ingegno, diventato col tempo uno dei comfort food più amati della Corea e ancora oggi lo potete mangiare in molti ristoranti specializzati. Potete richiedere l’aggiunta di formaggio così da renderlo meno piccante.


Kalguksu
Si tratta di noodles fatti e tagliati a mano, serviti in un brodo che varia a seconda della regione, ma generalmente è brodo di pollo. I noodle sono spessi, irregolari, leggermente ruvidi e assorbono il brodo in modo diverso rispetto a qualsiasi altro formato di pasta coreana. A Seoul, la zona di Namdaemun ha un’intera viuzza dedicata al kalguksu, con ristoranti storici che servono solo quello da decenni; è anche un ottimo comfort food per riequilibrare lo stomaco se avete esagerato con fritto e piccante.
I pancake coreani
La famiglia dei pancake coreani è molto varia: pajeon, bindaetteok, yachaejeon, chijimi….la differenza sta nella pastella e negli ingredienti usati, ma il concetto di base è lo stesso: un pancake salato da tagliare con la forbice e da mangiare intingendolo nell’apposita salsina. Lo trovate spesso sia nei ristoranti come piatto di accompagnamento, sia nelle bancarelle di street food.


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Lo street food coreano
Lo street food coreano è economico, soddisfacente e onnipresente: camminando per strada vi imbatterete spesso in baracchini di cibo, generalmente specializzati in un solo tipo di cibo, probabilmente fritto. Visitare un mercato poi è un’esperienza da inserire assolutamente in un viaggio in Corea e a Seoul vi consiglio di evitare mercati come il Gwangjang Market e il Myeongdong Night Market, piuttosto turistici e con prezzi gonfiati, ed optare invece per il Mangwon Market, molto più frequentato da local, con prezzi onesti e ottima qualità. In questo mercato potete anche partecipare ad un food tour e scoprire ancora di più la cultura culinaria locale.
Un altro posto dove immergersi nella cultura locale dello street food è poi Pocha Street a Jongno-3ga, dove si trovano gli yatai proprio come a Fukuoka, che qui si chiamano pocha. Se volete vivere un’esperienza autentica, a contatto con la gente del posto, dovete venire qui e cenare su questi sgabelli e tavolini in strada, che in inverno vengono ricoperti da tendoni di plastica per resistere alle gelide temperature esterne.


Tra gli street food iconici segnalo:
- Kimbap: Il “sushi coreano” (ma guai a farsi sentire chiamarlo così), ovvero un rotolo di riso condito con olio di sesamo avvolto in alga nori e ripieno di ingredienti cotti o in salamoia.
- Tteokbokki: Gnocchi di riso in salsa piccante, piatto simbolo dello street food coreano. Dolci e piccanti, leggermente gommosi.
- Odeng: Spiedini di pasta di pesce cotti in brodo caldo. Si paga per spiedino e il brodo si beve gratis dalla ciotola accanto.
- Dakgangjeong: Pollo fritto croccante e glassato, disponibile in tante varianti dal piccante al formaggio, passando per la glassa fruttata.
- Hotteok: Una specie di pancake ripieno di zucchero di canna, cannella e noci, fritto fuori e quasi liquido dentro.


Tea House e caffè
Se da un lato abbiamo ristoranti e street food dai prezzi molto contenuti, dall’altro abbiamo i caffè e le tea house dove il costo delle bevande è simile al costo in altri paesi, risultando spesso più costoso di pranzi e cene!
I coreani hanno una cultura del caffè molto sviluppata e posti esteticamente super curati e molto particolari, sono praticamente ovunque.
Le case da tè poi sono spesso delle vere chicche, che siano in hanok che ricalcano elementi tradizionali o in edifici moderni con un concept spesso legato alla natura e al relax. Concedersi una pausa e sorseggiare un omija-cha accompagnato da dolci tradizionali, è un’esperienza che non dovete perdervi in un viaggio in Corea.
Ecco quindi una lista di cafè e case da tè che ho visitato personalmente e che vi consiglio assolutamente:
- Meoureum – una deliziosa casa da tè tradizionale in un hanok di Insadong, dove una coppia di vecchini serve tè e dolcetti tradizionali. Atmosfera super tradizionale e un omija-cha veramente delizioso.
- Sinyet (Shin Tea House) – sempre ad Insadong, praticamente dal lato opposto della strada alla fine di un vicolo stretto e quasi nascosto, si trova questa meravigliosa sala da tè che ricorda un giardino interno di un hanok. Tavoli e sedie diversi tra loro, vialetto in pietra, piante e tanto legno che aiutano a rilassarsi mentre si sorseggia uno dei numerosi tè medicinali tra cui scegliere, ovviamente servito in tazze anch’esse tutte da ammirare!
- Nakwon – altro hanok riconvertito in caffè, questo nel quartiere hanok di Ikseon-dong, famoso per i suoi binari nel cortile interno e per i dolci che girano appunto su un nastro trasportatore. Piuttosto conosciuto e quindi anche generalmente affollato.
- Tea Therapy – se amate il tè e siete affascinati dalle proprietà di erbe e infusi, questo posto è un vero paradiso, con un’incredibile selezione di tè e tisane e persino un veloce quiz per scoprire la tipologia di tè più adatta a voi. Ogni infuso ha proprietà benefiche associate a specifiche necessità e intorno all’ora di pranzo è anche possibile richiedere un test più approfondito e acquistare la miscela personalizzata sulla base delle proprie necessità.


Insomma, nonostante la cucina coreana non sia esattamente la mia preferita, ho voluto raccogliere in questo articolo i piatti e le esperienze che ho apprezzato di più, perché secondo me anche quando una cucina non incontra perfettamente i nostri gusti, il modo migliore per conoscerla è assaggiarla, curiosare nei mercati, entrare nei ristoranti frequentati dai local e lasciarsi guidare dalla cultura del posto.


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